Inserito da: minnig | Marzo 30, 2008

Pronto, mamma?

- “Pronto, mamma, come stai?”

- “Bene, grazie. Non mi posso proprio lamentare”.

- “Oh, … mi scusi signora… Devo aver sbagliato numero”.

 

Moni Ovadia

Inserito da: minnig | Marzo 30, 2008

Se solo il fare fosse facile come il sapere…

Se il fare fosse altrettanto facile che il sapere
Che cosa sarebbe bene fare,
le cappelle sarebbero state chiese e
le case dei poveri
dei palazzi principeschi.
William Shakespeare, Il mercante di Venezia, I, ii, 12
Inserito da: minnig | Marzo 30, 2008

Cosa sono, per voi, i quarant’anni?

I quarant’anni cosa sono? Non so per gli altri, per voi. Per me, finora, sono anni di oscillazione. Momenti e giorni in cui mi sento in cima ad una montagna, libera e felice come non lo sono mai stata prima, con la sensazione di essere la sola e vera padrona della mia vita. Poi, senza che nulla capiti, mi assale la melanconia, di un sapore che non ho mai provato. In parte, penso, la paura di perdere questo stato di benessere, di serenità, di padronanza (che, mi rendo conto, è frutto di una simulazione, nessuno è poi padrone davvero della propria vita).

C’è la paura del tempo che passa. Non è paura della morte, sono epicurea in questo: quando arriverà la morte io non ci sarò ad accoglierla, faremo un gioco di staffetta in cui a malapena ci sfioreremo con la punta delle dita. No, penso sia più la paura di dover cambiare la mia vita. Anzi, no, probabilmente è più sottile ancora. C’è la consapevolezza e la disponibilità a cambiare, ma la volontà di non farlo “sbracandosi”. Ricordo un passo di un libro Hillman (non ricordo quale). Riporta un episodio capitato in un viaggio organizzato. Un’americana settantenne rimprovera acidamente una donna quarantenne, single, che giocava a far la ragazza, nell’abbigliamento e nel comportamento, persino nella risata. Quando lessi queste pagine mi lasciarono un po’ interdetta, gli americani vogliono insegnare al mondo ad ogni costo, mai farsi gli affari loro. Ma evidentemente, se dopo tutti questi anni me ne ricordo ancora, quella lettura ha toccato qualche corda che sapevo sarebbe stata in tensione per me.

Penso che cambiare con il tempo sia necessario. Ma cambiare quanto, e cambiare come, questo è il punto. Non voglio riprodurre modelli già visti, i quarant’anni di mia madre e della sua generazione, per esempio. Ma non voglio scimmiottare le ventenni o le trentenni. Vivere bene la propria età, la mia età, significa anche non nasconderla o simularla.

Servono nuovi modelli, probabilmente. Ma non mi va di stare a pensare a quale sia il modello giusto. Quindi ho la consapevolezza che sbaglierò spesso. Sperimenterò, proverò, e inevitabilmente a volte passerò anche la linea, da una parte o dall’altra. Non è un pensiero che mi faccia piacere. Sono libera di sperimentare ma non riesco a farlo come se non mi importasse di farlo. Ecco, forse questo è un pensiero che in questa fase della mia vita mi accompagna spesso.

Inserito da: minnig | Marzo 30, 2008

De profundis

Oh ditemi, davvero è un’Utopia

Sperare di incontrare un giorno un uomo

Che non racconti, in tono trasognato,

delle tante ragazze del passato?

Dorothy Parker, tanto vale vivere. Racconti prose poesie, La Tartaruga, 2002

Inserito da: minnig | Marzo 28, 2008

Vuoi avere 15 anni di meno? Si può. Impara come ;-)

 “Ognuno di noi può vivere a lungo in perfetta forma e vitalità. Noi siamo antichi ed eterni …  Andiamo e veniamo in numerose forme, la nostra essenza non è il corpo.” A sostenerlo è Deepak Chopra, famosissimo paladino della medicina ayurvedica che da anni si fa testimone della saggezza di questa millenaria filosofia indiana. Questo, per Chopra, non significa che dobbiamo curare la nostra anima e maturare la saggezza che ci aiuti a sopportare il decadimento del corpo. Al contrario. La filosofia indiana è cresciuta lontana dalla cartesiana (e tipicamente se non esclusivamente occidentale) tendenza a vedere come separati mente e corpo. Mente e corpo sono un tutt’uno. Certo, anima e spirito non muoiono e non invecchiano, mentre il corpo lo fa. Ma in realtà, ciò che invecchia non è il corpo, bensì la nostra energia. Può sembrare uno spostamento da poco, ma in realtà può cambiare il nostro modo di vivere, soprattutto l’età. Nel suo libro Mente giovane corpo intelligente, Chopra sostiene che vi sono svariate età a cui siamo soggetti: l’età biologica, quella psicologica, quella cronologica. E’ un concetto che è stato mutuato, nella medicina occidentale, soprattutto dalla branca che si interessa di psico-neuro-immunologia (PNEI), di cui peraltro Chopra è un esponente. Scomporre le età della persona, significa attribuire ad ognuna un ruolo e alla persona il potere di gestire senza subirle. Un esempio? Ognuno di noi, per Chopra, può mostrare 10-15 anni meno di quelli che cronologicamente ha. Senza lifting, punturine, intrugli magici o chimici. L’età è un a persita di energia, ma è anche soprattutto un concetto, che abbiamo imparato e che quindi possiamo disimparare. Cosa significa avere 60 anni? Essere de-cadenti, ormai sulla via della senescenza, stomaco in espansione e palpebre in caduta libera? Sarete quello. Ma sappiate che è una vostra scelta (e del vostro corpo, in quanto voi lo avrete guidato a quel punto). Se desiderate, Chopra può insegnarvi ad avere 60 anni ma a mostrarne 45 o 50. Bisogna lavorare, certo, ma può valerne la pena. Nel suoi libri (soprattutto in quello citato), il segreto o meglio la ricetta per riuscirci. In breve, richiede applicazione (nulla di serio si ottiene senza fatica, diceva un vecchio saggio), fiducia, un lavoro di riprogrammazione del proprio pensiero e, in parte, di riorganizzazione della propria vita (esercizio ed alimentazione sono dei must, bisogna convincersene).                                      

Rallentare il processo di invecchiamento e dimostrare 15 anni in meno è, innanzitutto, una sfida della mente. In primo luogo, dobbiamo cambiare la nostra percezione di chi siamo

Deepak ci dice come: “Chiudete gli occhi. Diventate consapevoli del vostro respiro, lasciando andare qualunque tensione possiate aver accumulato nel corpo. Scegliete ora l’età, compresa nell’arco degli ultimi 15 anni, che vorreste avere a livello biologico. Questo significa possedere le capacità fisiche e mentali di una persona di quell’età in buone condizioni fisiche, apparire e sentirsi come a quell’età”. Questo diventa quello che Deepak chiama Biostat, ovvero età biologica. “Come un termostato regola la temperatura di una stanza a un livello definito, allo stesso modo il vostro Biostat influenza direttamente il vostro corpo di energia, trasformazione e intelligenza. Mantenendo il vostro Biostat all’interno della vostra consapevolezza, potete influenzare il vostro modo di pensare, il vostro umore e il vostro comportamento. Dopo avere individuato tale punto, affermatelo 5 volte al giorno. Vi suggerisco di eseguire questo rituale al risveglio, prima di colazione, del pranzo, della cena e dell’ora di andare a dormire.

Chiudete gli occhi e ripetete almeno 3 volte mentalmente ognuna delle seguenti frasi:

“Ogni giorno io aumento in ogni modo le mie capacità fisiche e mentali”.

“Il mio Biostat è fissato all’età di … (tot) anni”.

“Io appaio e mi sento come un  … (tot) enne in ottima forma”.

Alcuni giorni dopo aver iniziato a eseguire questo rituale comincerete a pensare e a comportarvi al livello del vostro Biostat. Tutte le vostre abitudini verranno influenzate, e soprattutto si modificheranno la vostra percezione e il modo di sperimentare la vostra età biologica. Credete nel vostro Biostat e nel suo potere organizzativo e questa nuova credenza darà forma alla vostra nuova biologia”.

Cambiare il nostro modo di pensare all’età e al tempo è il primo passo. Ugualmente importanti sono i comportamenti che dobbiamo attuare. È importante avere un riposo tranquillo, una alimentazione sana, esercizio fisico, meditazione o esercizi di rilassamento quotidiano oppure yoga, amare, porsi sempre nuove sfide e mettersi in gioco ogni giorno.  

Chi si sente perduto e finito, spesso lo è. Ma ha creato la propria fine. “La chiave di tutto è credere in se stessi” sostiene Chopra: è questa la molla che ci consentirà di restare giovani per sempre.

Inserito da: minnig | Marzo 28, 2008

10 modi divertenti per vivere a lungo

Il New York Times qualche mese fa ha pubblicato un bell’articolo dedicato a 10 modi divertenti per vivere a lungo. L’articolo, a firma del dott. Mark Stibich, PhD, è stato inserito nella sezione longevità del prestigioso quotidiano. Niente saggezza orientale, a dimostrazione che – in fondo – anche nella nostra cultura possiamo trovare validi aiuti per aggiungere vita agli anni e non solo anni alla vita.

Ecco l’elenco. Buon lavoro agli arditi che si sperimenteranno ;-)

1. beviamo vino rosso: contiene un antiossidante che protegge il nostro corpo in maniera naturale dall’invecchiamento. Uno o due bicchieri al giorno di vino rosso possono aiutare il nostro corpo a rimanere più giovane. Ottimo inizio!

2. mangiamo cioccolato fondente: la cioccolata “nera” è un alimento straordinario, che contiene tanti antiossidanti. Mangiarne tutti i giorni è un modo per contribuire all’abbassamento della pressione arteriosa e del colesterolo, oltre ad essere una buona fonte di energia e favorire la produzione di endorfine, che lavorano contro tristezza e depressione.

3. Sorridiamo: è il modo più facile e veloce per cambiare il nostro approccio, per entrare in empatia con gli altri e per dare beneficio al nostro corpo (ed esercitare i muscoli facciali). Al pari del rilassamento, il sorriso contrasta lo stress. Inoltre, per un curioso fenomeno che già nel 1890 William James aveva descritto, spesso noi siamo felici perché ridiamo (o diventiamo tristi perché piangiamo).

4. Facciamo più sesso: il sesso e le carezze sono una parte imprescindibile della salute umana. Durante il sesso, vengono sprigionate nel corpo sostanze chimiche altamente benefiche. Le carezze e il sesso inoltre sono un modo per rimanere più in contatto con gli altri ed aumenta la nostra autostima. Inoltre, il sesso prolunga la vita.

5. Rilassiamoci:contrastiamo lo stress, molto dannoso per la salute. Se riusciamo a far diventare una tecnica di rilassamento o di meditazione una abitudine quotidiana della nostra vita, migliorerà la nostra pressione, il cuore si regolarizza, aumentano l’autostima, l’energia e la capacità di affrontare le piccole grandi sfide della vita.

6. Facciamo attività fisica: mantengono il corpo tonico, flessibile, forte e resistente. Iniziare nuovi sport o attività, meglio se di gruppo, ci permette di maturare nuove esperienze e di allargare la nostra cerchia di conoscenze. Viviamo l’esercizio come un gioco divertente.

7. Dormiamo: è una funzione essenziale per il corpo. Ne avranno beneficio il nostro sistema immunitario, il nostro livello energetico, il nostro buon umore.

8. Passiamo più tempo con i nostri cari, amici e familiari. Le relazioni sono importanti, per il cuore, per l’anima e per la mente. Allontanano gli spettri della solitudine, della depressione e della malattia mentale, migliorano la salute e la qualità di vita.

9. Usiamo la testa: facciamo giochi di qualsiasi tipo, dai puzzle ai cruciverba al sudoku, meglio se alternati, oppure anche scacchi, carte e giochi di società. Manteniamo attivo il cervello.

10. Pensiamo positivo, anche al nostro invecchiamento. Basta questo per aggiungere anni alla vita e vita agli anni. Smettiamola di glorificare la giovinezza e di piangere su ogni giorno che passa. La maturità può aggiungere sapore alla vita, perché abbiamo una grandissima risorse di esperienze e di conoscenze da tessere per costruire uno splendido arazzo.

Per vedere la versione originale: http://longevity.about.com/od/longevity101/tp/fun_ways.htm

Inserito da: minnig | Marzo 28, 2008

Résumé

I rasoi fanno male,
i fiumi sono freddi,
l’acido lascia tracce,
le droghe danno i crampi,
le pistole sono illegali,
i cappi cedono,
il gas è nauseabondo…
Tanto vale vivere.

Dorothy Parker, Tanto vale vivere. Racconti prose poesie, La Tartaruga, 2002
Inserito da: minnig | Marzo 28, 2008

Una sola regola d’oro: non affrontare mai la realtà.

Fortunatamente, dai nostri corpi possiamo imparare molto: è sufficiente un loro minimo cenno alla mortalità per provare shock indimenticabile. Ricordo che una volta, in viaggio, andai da un parrucchiere per farmi sistemare i capelli, e poiché mi ero scusata con lui per tutto il tempo che perdeva nell’asciugarmeli, visto che erano molto lunghi, mi sentii dire allegramente: “non si preoccupi, non ne ha poi tanti”. Infine cominciai ad accorgermi che non potevo più passare due notti in bianco lavorando freneticamente in vista di una scadenza; potevo fare assegnamento solo su una. A questo si aggiunse un peggioramento della vista. “Ho sempre pensato che i miei pazienti avessero tendenza a esagerare”, mi disse l’oculista a cui avevo chiesto angosciata se stessi diventando cieca o semplicemente fosse un effetto dell’età “finché, oltrepassata la quarantina, ho capito perfettamente cosa intendessero”.

A questi segnali fisici seguì la prima fase di quel processo con cui affrontiamo l’età: la negazione. Continuavo a vivere esattamente come avevo sempre fatto, e ne ero fiera. Se una conseguenza dell’invecchiamento doveva essere la fine della vita sessuale, io avrei trovato qualche altro modo per viverla. Dopotutto, il mondo poteva continuare a servirsi di una vecchia signora dalle idee giovani come me… Gradualmente, a questa prima fase di negazione subentrò una seconda, più attiva: la sfida. Per questo futuro c’erano due personaggi modello: George Burns, che aveva appena firmato un contratto per esibirsi al Palladium a Londra in occasione del suo centesimo compleanno (all’epoca aveva più di ottant’anni, e dopo la sua bravata ero più disposta a perdonargli certe sue barzellette non tanto brillanti sulle donne e sulla sessualità). L’altra era Ruth Gordon, che indossava minigonne a dispetto della sua veneranda età di ottant’anni, aveva un marito più giovane di lei (il commediografo Garson Kanin) oltre a sapersi muovere come un terremoto sul set (ricordate Harold e Maud?) diceva anche cose molto simpatiche, come: “Penso ci sia solo una regola davvero eccezionale: non affrontare mai la realtà”.

Gloria Steinem, Autostima. Un viaggio alla scoperta della nostra forza interiore, BUR, 1997

Inserito da: minnig | Marzo 28, 2008

A proposito di cattivi momenti…

I cattivi momenti sono fatti per apprendere certe cose che gli altri momenti non mostrano.
Cattivi, in senso assoluto e oggettivo, sono i momenti in cui non vi è nulla da afferrare, in cui non è possibile afferrare niente che si possa portare con sé nel cielo della mente.
Di questi momenti, alcuni passano per buoni agli occhi della gente comune.

Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi, 2006
Inserito da: minnig | Marzo 28, 2008

Splendidi quarant’anni ;-)

Ho compiuto quarant’anni da un po’. Devo essere onesta: se non ci penso troppo, in realtà io di anni me ne sento dieci in meno e forse anche di più, quindi chi-se-ne-frega dei 40 che aprono un’era nella vita eccetera eccetera.
Sono ancora abbastanza stabile e lucida da sapere che – se anche non me li sento – però ci sono, e “forse” anche si vedono… Però confesso che l’altro giorno, sulla metro, non ero preparata. Quando un ragazzino di sì e no tredici anni mi ha chiesto se volevo sedermi (mi cedeva il posto), confesso che avrei preferito un affondo forte forte nello stomaco. Io, essere adulto e razionale, ho cercato di dire al mio cervello: guarda che educati ‘sti ragazzetti, e noi che ne parliamo sempre male… Ma il cervello era in pappa, non stava a sentire. E benché il mio mito da sempre sia Gandhi e la sua teoria della non-violenza (rileggo la sua biografia almeno una volta ogni due anni, ho pianto sulla sua tomba, mi riguardo il film con la lacrimuccia), ebbene io ho fatto una gran fatica a non mollare un sonoro ceffone all’educato adolescente. Posto a me? Ma come ti permetti! Offrilo a tua madre o a tua sorella, il posto a sedere. Poco son servite le parole consolatorie della mia collega, che ha subito sottolineato come il ragazzino in realtà volesse esser galante e il posto l’aveva offerto a me – e non ad una signora ben più anziana in piedi poco distante – per far colpo. Parole parole parole… questa è da mettere insieme al primo capello bianco, peccato non averci il diario.
Forse sarebbe passato tutto nel dimenticatoio se due giorni dopo, cioè sabato, non fossi andata dal parrucchiere. Pessima scelta farlo di sabato, lo sapevo. Ma ogni tanto si può essere leggeri. Poi sono tanto carini dal mio parrucchiere, tutti gentili giovani e così generosi di saggezza. La shampista, per esempio, una diciottenne albanese sempre sorridente e piena di vita. Dopo avermi fatti i complimenti per i capelli ed avere sperticato che non avrebbe mai creduto alla mia età (al che mi domando: ma cosa è tutto ‘sto improvviso interesse per la mia età, sarà che quando passi i 40 ti mettono un bollino in vernice simpatica: attenti, tra un po’ puzza?!), insomma dopo tutti questi complimenti eccotela lì: mi lava la testa, delicata e dolce e mi racconta che lei no, ha già il piano di intervento. Si è messa d’accordo con la sua amica: prima di arrivare ai quaranta, loro zacchete… al che io, improvvisata attrice in una scena di woody allen: scusa, zacchete cosa? E lei: zacchete, zacchete… (moh questa è torda, non capisce)… zacchete ce ne andiamo, facciamo il salto….insomma, ai quaranta proprio non ci vogliamo arrivare (…)
Va beh, a forza mi son portata a casa. Odio la società delle immagini, odio la superficialità, le persone che parlano troppo, odio avere quarant’anni.
Poi ci penso e dico che non è vero per niente. Io adoro avere quarant’anni. Non sono mai stata bene come ora. Nella mia lista di cose fatte/da fare c’è un sacco di cose belle che mi aspettano e di cose stupide tolte dal programma (già dato). Quindi basta con queste pippe e avanti, mi son ricordata la scena di Moretti in Caro Diario, Splendidi Quarantenni. Ecco, mi sento così, splendida quarantenne. Basta mulini a vento. Basta mascheramenti per essere diversi. Basta finti miti del progresso, della crescita, persino del cambiamento. Essere. Sentirsi. Liberarsi. E allora mi sono detta: ci faccio un blog, forse troverò qualcuno che la pensa come me. Che bello essere adulti e liberi. Mi sono messa su internet, smanetto di qui, smanetta di là, ho scoperto che splendide quarantenni è un sito porno. Alla prima ho tirato giù un vaffa…. Poi mi son detta che magari nella logica paradossale di questi tempi è una cosa ben augurante. Viva moretti, il suo caro diario, lo scooter ed avere quarant’anni. Ragazzini, se volete cedermi il posto in metropolitana fate pure, la prossima volta forse l’accetto anche ;-)

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